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Delimitazione territoriale

Il Friuli fa parte dello Stato italiano dal 1866 con la sua porzione occidentale (i territori di Udine e Pordenone) e dal 1919 con il lembo orientale (il Goriziano). Oggi, inoltre, il Friuli è compreso nella regione autonoma Friuli Venezia Giulia, la più orientale di quelle dell’Italia del Nord (prevista nella costituzione della Repubblica Italiana fin dal 1947 ma istituita solo nel 1963), insieme al piccolo territorio di Trieste.

Per Friuli s’intende l’insieme delle tre province storiche di Udine, Gorizia e Pordenone, (per un’estensione totale di 7.633 kmq.) anche se le popolazioni insediate ai bordi più esterni dei territori della provincia goriziana e di quella pordenonese non si sentono friulane e la loro inflessione linguistica, prima espressione dell’identità culturale, ne testimonia la parziale diversità. All’interno della stessa provincia di Udine, poi, e in particolare ai suoi margini, sono stanziate alcune popolazioni di lingua tedesca, slava e veneta, le quali con il mondo friulano non hanno affinità culturali se non quella, altamente civile, della pacifica convivenza.

Si deve ricordare, poi, che addirittura al di fuori del confine dell’attuale regione autonoma ed esattamente nel territorio bellunese di Sappada, aggregato al Cadore nel 1853 (ma facente tuttora parte della diocesi di Udine), e nel mandamento di Portogruaro (già aggregato nel 1838 a Venezia dal governo austriaco, ma facente parte tuttora dell’ diocesi di Concordia-Pordenone) vivono popolazioni che si sentono e si dichiarano friulane a tutti gli effetti; in queste zone si registrano movimenti di opinione che sostengono un ritorno nella “Patria” friulana. Non è invece storicamente friulana la quadrilingue Val Canale (Valcjanâl, Kanaltal, Kanalska Dolina), cioè la valle del Fella a nord di Pontebba, che a est della sella di Camporosso anche sotto il profilo geografico appartiene già al versante carinziano.

Convenzionalmente, quindi, ma con le precisazioni suddette, anche noi possiamo intendere per “regione friulana” quella compresa entro gli attuali limiti geografici delle provincie di Udine, Gorizia e Pordenone, racchiuse in parte dai naturali confini liquidi del Livenza a occidente e del Timavo a oriente e comprese fra la catena delle Alpi a nord e il mare Adriatico a sud. Il Friuli, dunque, comprende oltre il 90% della regione amministrativa del Friuli Venezia Giulia.

Piccolo compendio dell’universo

Il Friuli presenta una larga varietà di aspetti fisici e una grande diversità di ambienti e di paesaggi naturali che giustificano la sintetica ma felice definizione data da Ippolito Nievo di “piccolo compendio dell’universo”.

A nord si ha la montagna, che rappresenta circa il 42% del territorio friulano ed è molto varia per caratteri altimetrici, natura delle rocce, mantello vegetale e impronte dell’insediamento umano. La montagna friulana è costituita dalla Alpi Carniche (che vanno dal passo di Monte Croce Comelico alla sella di Camporosso) e dalle Alpi Giulie Occidentali (che si snodano da Camporosso alla Valle dell’Isonzo). A sud del solco fluviale percorso dal Tagliamento e dai suoi tributari Fella e Resia, si sviluppano le Prealpi: le Prealpi Carniche si estendono fra il Tagliamento e il Meschio e rientrano nel bacino del Livenza, mentre le Prealpi Giulie comprendono i rilievi montuosi fra il Tagliamento e l’Isonzo e rientrano nel bacino dell’Isonzo stesso.

Questi monti impervi, fra le cui catene i fiumi alpini hanno formato belle vallate (dette Canali), costituiscono una vera e propria barriera che protegge la pianura dalle masse di aria fredda dell’Europa centrale e nello stesso tempo, opponendosi ai venti caldo-umidi provenienti dal mare Adriatico trattengono nelle valli un’intensa nuvolosità che dà origine a frequenti precipitazioni. Si tratta però di un muro non invalicabile per la tramontana e la bora, due venti freddi che rendono limpidi i cieli, soprattutto quelli invernali. La presenza di un apparato orografico tanto esteso ed articolato ha avuto rilevante effetto sul clima, sull’economia, sulla distribuzione degli abitanti, nonché sugli stessi loro usi e costumi.

Nel Friuli centro-orientale, alla montagna segue la cerchia collinare che la raccorda alla pianura tra il Tagliamento e il Torre (morene), tra questo e il Natisone (eocene) e tra il Judrio e l’Isonzo (Collio), rappresentando così il 18% dell’intero territorio regionale, mentre nel Friuli occidentale la pianura, priva di qualsiasi ondulazione, trapassa bruscamente nelle Prealpi.

Ai piedi delle Prealpi tra il Livenza e l’Isonzo si estende la vasta pianura friulana di natura alluvionale, estremo lembo orientale della pianura Padana, che degrada dolcemente verso il mare. La pianura, che rappresenta il 40% dell’intera area regionale, viene suddivisa in alta e bassa pianura. L’alta pianura, ghiaiosa e ciottolosa, è un vasto deposito alluvionale assai povero di acque superficiali che mostra il magro paesaggio della prateria (oggi in gran parte coltivata estensivamente ed occupata da disseminate urbanizzazioni) con i suoi biancheggianti alvei fluviali. La bassa pianura, un tempo occupata da acque affioranti, paludi ed estese boscaglie termofili igrofile, è stata in gran parte bonificata nei primi decenni del Novecento e quindi anch’essa largamente coltivata. Nella zona delle risorgive, che divide l’alta dalla bassa pianura, le acque immerse nelle assetate e permeabili ghiaie delle alte piane alluvionali, riaffiorano dalle falde freatiche in corrispondenza dei suoli argillosi e impermeabili per poi scorrere libere verso sud in innumerevoli e limpidi corsi d’acqua. Queste vene d’acqua sgorgano improvvise nella direttrice tra Polcenigo e Monfalcone. Oltre si ha il litorale e le lagune di Grado e Marano dove l’Adriatico si sposa con le acque dei fiumi di risorgenza in un dedalo di canali e isolotti di rara e suggestiva bellezza; è questo un paesaggio caratteristico e altamente interessante sotto il profilo naturalistico, con una sua fauna tipica e una vegetazione propria, tanto da formare veri e propri biotipi semiacquatici, particolari habitat palustri e pittoresche distese lagunari.

La rete idrografica è completamente tributaria dell’Adriatico, ad eccezione del fiume Slizza che si dirige a nord di Tarvisio verso la Drava e quindi verso il bacino danubiano. Massimo fiume è il Tagliamento, che con i suoi 172 km è il dodicesimo fiume italiano (e virtualmente divide il Friuli nei suoi versanti orientale e occidentale), seguito dall’Isonzo che dopo aver percorso alcune decine di chilometri in territorio sloveno, dove nasce, scorre al limite orientale del Friuli e dal Livenza che placido scivola lungo parte del suo confine orientale. Seguono i fiumi prealpini (Cellina, Medusa, che scendono dalle Prealpi Carniche e Torre, Natisone e Judrio che arrivano nella pianura dalle Prelpi Giulie) e quelli di risorgiva (Fiume, Sile, Lèmene, Corno, Stella, Aussa e Natissa seguiti da un innumerevole numero di rogge alimentate da limpide polle). Seguono i laghi naturali (Raibl, Fusine, dei Tre Comuni e di S.Daniele) e quelli artificiali sostenuti da grandi dighe erette negli anni Cinquanta del Novecento per la produzione di energia e per l’irrigazione (Barcis, Redòna, Verzegnis, Caprizzi e la recentissima diga di Ravedis sul torrente Cellina).

Il clima è differenziato per effetto dell’altitudine, della disposizione dei rilievi e della marittimità. Si possono distinguere tre tipi di clima: clima alpino, con temperature basse, escursioni termiche variabili e precipitazioni abbondanti; clima prealpino, con temperature medie, maggiori escursioni termiche e precipitazioni abbondantissime; clima di piano, con temperature elevate, escursioni termiche più contenute e minori precipitazioni.

La popolazione del Friuli è di circa un milione di abitanti (1.250.000 abitanti quella della regione Friuli Venezia Giulia con Trieste), di cui oltre la metà risiedono nella Provincia di Udine, la più estesa delle tre province storiche. Dopo le ondate di emigranti friulani che lasciarono nell’Ottocento e nel Novecento la terra madre per trovare lavoro in tutti i continenti del globo, recentemente si registra il fenomeno inverso con l’arrivo di numerosi immigrati extracomunitari. L’insediamento della popolazione nel territorio è prevalente nelle località piccole e medie che si trovano nella pianura (Sacile, Zoppola, Casarsa della Delizia, Spilimbergo, San Vito al tagliamento, Codroipo Palmanova, Gradisca d’ Isonzo, Latisana, Lignano Sabbiadoro, San Giorgio di Nogaro, Cervignano del Friuli, Grado e Monfalcone) e in zona collinare (Aviano, Maniago, San Daniele del Friuli, Gemona del Friuli Tarcento, Tricesimo, Cividale del Friuli), mentre nell’area montana, dove le località hanno dimensioni più modeste, i centri principali sono Tolmezzo e Tarvisio. Le principali città del Friuli sono i tre capoluoghi di provincia, Udine con circa 100.000 abitanti, Pordenone con più di 50.000 abitanti e Gorizia con circa 40.000 abitanti.

Posizione geografica

Inteso negli attuali limiti delle tre province di Udine, Gorizia e Pordenone, il Friuli occupa una posizione originale, trovandosi a ridosso del confine italo-austriaco a nord e di quello italo-sloveno a est e quindi alla corrispondenza del confine orientale naturale della penisola italiana che corre sulle Alpi Carniche e Giulie, le cui catene montuose costituiscono lo spartiacque tra il bacino del Danubio, tributario del Mar Nero, ed il versante dei fiumi che scendono verso l’Adriatico.

Le Alpi Orientali, più basse di quelle Centrali e Occidentali, sono incise da alcune soglie di facile transitabilità (Passi di Monte Croce Carnico m. 1363, Sella di Camporosso m. 816 e Passo del Predil m. 1156) che, con il varco più ampio e depresso che più a oriente si trova tra le Alpi e le Dinaridi (Passi di Idria, Piro e Prevallo), fin dall’antichità fecero assumere alla regione friulana il ruolo di “porta orientale” dell’Italia. Proprio da questi accessibili valichi alpini si dipartono grandi direttrici di comunicazione che, incrociandosi nella pianura friulana, le attribuiscono una naturale funzione di transito nord-sud e est-ovest.

In tal modo, il Friuli presenta una posizione geografica contraddittoria, perché si presenta per un verso come una regione periferica e decentrata dell’Italia, mentre per un altro verso si caratterizza come una regione nodale per la circolazione transalpina. Il primo aspetto si evidenziò nei molti periodi bellici e di crisi, quando questo confine naturale venne valorizzato come cortina militare di difesa mediante sistemi di fortificazione presidiati da eserciti, mentre il secondo aspetto emerse nei periodi di pace e quando con le regioni contermini si instaurarono buone relazioni politiche, commerciali e culturali.

Così, nella storia il Friuli assolse funzioni alternative e diventò territorio di incontri e di scontri, regione di transizione etnica e culturale, area di integrazioni e di sinergie. Dalla sua particolare posizione geografica e delle caratteristiche morfologiche del proprio territorio derivarono pertanto le vicende politiche, economiche, sociali e culturali. In conseguenza delle ripetute invasioni e delle periodiche infiltrazioni di popoli transalpini, nonché dell’accentuato isolamento delle aree montane, si formò il pluralismo linguistico e la specificità culturale che nei secoli caratterizzano la civiltà friulana e che tramandati di generazione in generazione riuscirono, in parte, a mantenersi fino ai nostri giorni, mentre la particolare posizione di frontiera e il rischio militare e politico scoraggiarono le iniziative produttive e ritardarono lo sviluppo economico.

 

Pagina aggiornata il: 16/10/2013 14.02 

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