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Identità 

Identità

In Provincia di Udine, cuore della regione Friuli Venezia Giulia, vive una popolazione che lungo il corso dei secoli si è dedicata quasi esclusivamente alla coltivazione della terra secondo i ritmi ripetitivi della natura; questa popolazione culturalmente appartiene a tre minoranze storiche e linguistiche (friulana, slava, tedesca) che convivono pacificamente in un territorio che nelle vicende storiche è sempre stato a diretto contatto con il mondo latino, slavo e tedesco.

Già da questa particolarità si può facilmente comprendere i caratteri di apertura, di pluralismo culturale e identitario che distinguono la popolazione della provincia di Udine e del suo spirito di integrazione, di ospitalità e di accoglienza dell’altro e delle sue istanze.

A ciò si devono aggiungere l’esperienza e i saperi che i friulani hanno acquisito non solo mediante queste condizioni storico-geografiche, ma anche in seguito al fenomeno dell’emigrazione di parte della sua popolazione in ogni parte del mondo, esperienza e saperi caratterizzati dai valori di convivenza, senso di partecipazione, uguaglianza e coesione acquisiti con l’esperienza migrante e che si concretizzano anche nella consapevolezza della multietnicità e quindi nel rispetto che si deve portare a ogni uomo e a ogni cultura, lingua, opinione religiosa, idea politica e condizione sociale.

Da queste premesse si è formata nel tempo la cosiddetta “identità friulana”. Infatti, l’identità collettiva è un fenomeno complesso e multidimensionale; alla cui articolata formazione concorrono senz’altro il territorio e i suoi ambienti, l’organizzazione politica e gestionale, ma anche altri fattori determinanti come lingua, i costumi, le tradizioni, il senso della storia e del destino comune, la coscienza e la volontà.

Dall’ampia produzione letteraria, tradizionale e saggistica sul carattere dei friulani, fiorita nel Novecento (ad opera sia di friulani stessi che di osservatori esterni), secondo gli studiosi, sembra che si possa individuare un modello identitario del popolo friulano a cinque dimensioni caratterizzato dall’essere popolo contadino, cristiano, nordico, di frontiera e migrante.

Il modello identitario sopra delineato, che possiamo definire tradizionale, riflette ormai assai poco il Friuli degli ultimi decenni; un Friuli altamente sviluppato, ricco, secolarizzato, mediatizzato, quasi globalizzato. Un Friuli dove i contadini non esistono più, (sostituiti da un 5% di moderni imprenditori agricoli) dove le campagne sono cosparse di insediamenti industriali e non di prodotti e frutti della terra, dove la maggioranza degli attivi è impiegata nel terziario, più o meno avanzato; e dove l’emigrazione è solo un lontano ricordo, sostituita dall’immigrazione di gente di ogni colore, da una settantina di paesi di tutto il mondo.

Il popolo friulano (come ogni altra minoranza etnico-linguistica) che da quasi mille anni è riuscito a formarsi e mantenere una propria identità storico-politico-culturale, di cui la lingua è un emblema, da qualche decennio è sottoposto alla pressione di forze “etnocide” di straordinaria efficacia: la scolarizzazione, i mass media, la disintegrazione delle comunità locali, la concentrazione sul lavoro, la corsa al successo e al consumo materiale.

Quale sia il nuovo modello identitario che sta venendo alla luce nel Friuli d’oggi è difficile predire. Uno degli elementi più positivi potrebbe essere l’apertura al resto del mondo, retaggio, come detto, sia delle lunghe esperienze migratorie che dalla posizione geografica, da sempre aperta sul mondo tedesco e slavo. In una società globalizzata, in cui è vitale la capacità di competere con, ma anche di comprendere, mondi diversi, l’orientamento internazionalista e interculturale, potrebbe essere la carta migliore. L’apertura alla molteplicità delle lingue e delle culture può, paradossalmente, costituire l’aspetto più promettente dell’ identità del nuovo Friuli. Ma naturalmente, per potersi aprire al mondo senza dissolversi in esso, è necessario potersi appoggiare ad un proprio fondamento; e questo non può essere che il sentimento di appartenenza ad una ben definita comunità storico-geografica, cioè sociale e territoriale, dotata di una propria soggettività politico-istituzionale, e capace di motivare nei singoli l’impegno ad operare per l’interesse collettivo.

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