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Immagine di Cividale. 
La minoranza slovena nella provincia di Udine
Gli Sloveni in Italia sono insediati in regione in tre provincie lungo il confine con la Slovenia: Trieste (Trst), Gorizia (Gorica) e Udine (Videm).
I comuni della provincia di Udine dove è presente la minoranza slovena sono: Tarvisio, Malborghetto-Valbruna, Resia, Lusevera, Taipana, Nimis, Attimis, Faedis, Torreano, Pulfero, Savogna, San Pietro al Natisone, San Leonardo, Grimacco, Drenchia, Stregna, Prepotto e Cividale. In questi comuni la popolazione utilizza ancora diverse forme dialettali slovene. La parlata slovena è chiamata po našan in Val Canale, po näs a Resia, po našin nelle Vallate del Torre e del Cornappo, po našem e po sloviensko nelle Vallate del Natisone.

L’insediamento di popolazioni slave nei territori della Val Canale, Canal del Ferro e Val Resia, oltre alla Val Torre, del Cornappo e delle Vallate del Natisone, ha avuto inizio nel VI e VII secolo dopo Cristo.
Le vallate hanno avuto vicende storiche differenti. La Val Canale per diversi secoli ha fatto parte dell’Impero Austro-Ungarico e passò sotto il Regno d’Italia solo nel 1918. La Val Resia ha fatto parte dell’abbazia di Moggio, che era a sua volta parte del Patriarcato di Aquileia fino al 1420. In seguito, come l’intero Friuli, ha fatto parte della Repubblica di Venezia. A cavallo del Seicento e nei primi anni del Settecento, fu per più volte sotto il dominio dell’Impero asburgico e nel 1866 passò al Regno d’Italia.
Dal 1077 al 1420 le Valli del Natisone e del Torre furono sotto il Patriarcato di Aquileia e in seguito sotto la Repubblica di Venezia fino al 1797. In questo periodo le vallate goderono di una grande autonomia amministrativa e giudiziaria. Nel 1866 entrarono a far parte del Regno d’Italia. Con la creazione dello Stato italiano e la venuta del fascismo vi fu il tentativo di risolvere la questione della minoranza linguistica slovena: l’uso della lingua di minoranza venne fortemente contrastato non solo nella vita pubblica ma anche in quella privata in contesti come la preghiera e il canto: la cultura poteva essere espressa solo attraverso l’italiano.
Nel secondo dopoguerra, con l’avvento della cosiddetta “guerra fredda”, la comunità slovena fu considerata come un elemento di disturbo dalle istituzioni. Furono così ostacolate iniziative di politica linguistica impedendo una crescita culturale e sociale della comunità slovena. In questo periodo la Slavia fu anche interessata da un grande fenomeno migratorio. Il terremoto del 1976 colpì duramente anche la Slavia, ma in seguito alla ricostruzione materiale nella comunità slovena del Friuli si è notata una rinascita culturale con numerose iniziative.
Il 21 dicembre 2007 la caduta del confine tra Italia e Slovenia, che aveva segnato a lungo la storia di questi luoghi, è stata salutata con speranza ed entusiasmo da parte delle popolazioni della Slavia e delle vallate dell’Isonzo.

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