Cinema

La storia del cinema friulano è relativamente recente. La complessità e la necessità di attrezzature costose, di società importanti, di figure professionali nonché gli elevati costi di realizzazione non hanno permesso lo sviluppo di una importante produzione cinematografica in Friuli. Inoltre, fino a pochi anni fa, sussisteva ancora l’idea che la lingua friulana fosse un impedimento per il superamento dei confini territoriali ed un limite a livello comunicativo, ovvero che non fosse adatta ad esprimere un linguaggio artistico. È dunque solo a partire dall'inizio degli anni Ottanta che si realizzano i primi lungometraggi in lingua friulana con il film Maria Zef di Vittorio Cottafavi, prodotto dalla sede RAI per il Friuli-Venezia Giulia nel 1981 e tratto dall’omonimo romanzo di Paola Drigo. La trama narra una storia di forte impatto emotivo e dai risvolti tragici, ambientata in Carnia agli inizi del Novecento, dove una giovane ragazza lotta contro le cattive intenzioni dello zio, finendo per ucciderlo. Sfortunatamente il film non è oggi in condizioni tali da permetterne la proiezione ed un gruppo di realtà culturali (la Cineteca del Friuli di Gemona, il Centro Espressioni Cinematografiche di Udine e Cinemazero di Pordenone) hanno deciso di promuoverne il restauro.

 

Immagine tratta da una scena del film "Maria Zef"

Tra i primi autori a comprendere l’importanza della lingua come elemento fondante l’identità di un popolo va ricordato senz’altro Marcello De Stefano, che tra gli anni 1981 e 1984 gira la prima opera a carattere religioso del nostro cinema; Grafiz ‘tun orizont, sulla figura del beato Luigi Scrosoppi. Nel 1986 decide di realizzare la versione friulana di Cuintrileture part prime, seconde e tierce, la sua opera più importante sul senso e sui valori di un’etnia. Quello di De Stefano è un cinema particolare, quello che lui stesso definisce film-saggio, a metà strada tra il documentario e il film a soggetto. Il film racconta la storia di tre giovani turiste che, in visita in Friuli, vengono a conoscenza della realtà friulana e della sua specificità linguistica e culturale. Nel settore della produzione in italiano oltre a La sentinella della patria, girato nel 1927 da Chino Ermacora, l’unico esempio di film realizzato con mezzi professionali è Gli ultimi di Vito Pandolfi, girato nel 1962 e da poco restaurato a cura della Cineteca del Friuli, di Cinemazero e del CEC, i quali hanno da poco anche pensato di realizzare un DVD con sottotitoli in friulano. Nel 1988 il CEC di Udine decide di creare un festival biennale, la Mostre dal Cine Furlan, con l'obiettivo di stimolare una produzione in marilenghe nel settore audiovisivo, per poi farla conoscere ed apprezzare su tutto il territorio. Da subito fu un successo permettendo la nascita e lo sviluppo di un cinema che, nel corso degli anni, sarà destinato a crescere, sia sul piano tecnico e stilistico sia su quello numerico, malgrado le difficoltà a reperire le risorse necessarie per un salto nella produzione professionale. Negli anni Novanta del secolo scorso si sono proposti diversi registi interessanti, in particolare Michele De Mattio con Cjossul, cortometraggio che tratteggia la storia di un personaggio particolare e Lauro Pittini, vincitore della seconda edizione della Mostre col film intitolato I varès volût vivi, storia vera che narra il dramma di un emigrato che, ormai vecchio e malato rientra nel suo paese dopo aver lavorato per anni in miniera. Pochi anni dopo esce un altro lavoro interessante di Lauro Pittini, Prime di sere, tratto dall’omonimo romanzo di Carlo Sgorlon; di questo regista segnaliamo altri lavori riconosciuti anche a livello europeo come Colôrs di vite (1983), L’ereditât (1996) e Pieri Menis, ricuarts di frut (1999). Sempre negli anni Novanta compaiono le opere di Benedetto Parisi (Dopli funerâl, 1994) e di Giancarlo Zannier: di quest’ultimo vogliamo ricordare i diversi stili e le tematiche affrontate, come in Cui isal content in chest mont? (1988), cortometraggio che vinse il primo premio al festival di Udine e realizzato con tecnica videografica, Une gnot in paradîs (1991), Benandants (1995), uno dei pochi lungometraggi del cinema friulano, e No è cussiença in chist mont, con attori e maschere originali. Nel 1992 gira La grape d’aur e nel 1995 La rusignole di Cretelungje mentre pochi anni dopo produce alcuni film di animazione, Cua, cua cua tachiti là, Il frut tal sac e Il princip bambin. Porta la firma di Zannier anche il film più corto della storia del cinema, Integrazion (1997) che dura un solo minuto. La produzione cinematografica friulana nasce con la documentaristica: partendo dalla già citata La sentinella della patria (1927) anche in seguito questo tipo di produzione prenderà piede, come il film-intervista Jo soi stade dome une volte al cine di Antonio Magliocchetti (1988), Il liutâr di Marco Rossitti (1996) e Farcadice: diari di viaç di Carlo della Vedova e Luca Peresson, dove i registi hanno raccolto testimonianze di vita di friulani emigrati in Argentina, Belgio e Canada. Altri lavori di particolare rilievo in questo genere sono Tony (1999) e Gnovis dal Brasîl (2001) di Benedetto Parisi, La fontana di Bosplans (1997) di Michele Marcolini e Vuere dome di ricuarts (in gara alla Mostre nel 2001) di Gianni Fachin. Grande successo di pubblico nelle sale commerciali ha ottenuto Massimo Garlatti Costa col film Buris, libars di scugnî vignî (2001). Si segnalano dello stesso regista anche Il piligrin (1997), La sielte (1994), Precarie armonie (1995) e il documentario storico Friûl, viaç te storie (2004) realizzato dalla Provincia di Udine per promuovere la conoscenza della storia friulana.

 

Immagine tratta da una scena del documentario storico "Friûl viaç te storie"

Col nuovo millennio si apre una nuova stagione per il cinema friulano, finalmente libero da una visione puramente localistica, aprendosi a generi e situazioni più disparate, come ha proposto Lorenzo Bianchini con I dincj de lune (1999) primo horror in friulano e con Lidrîs cuadrade di trê (2001), lungometraggio che racconta la storia di tre studenti alle prese con fenomeni strani che avvengono nella loro scuola. Negli ultimi anni la produzione cinematografica in lingua friulana è in costante aumento anche grazie ad un altro evento, il Concors par Tescj Cinematografics in Lenghe Furlane (biennale, ad anni alterni alla Mostre) con l'obiettivo di stimolare anche la scrittura di sceneggiature giungendo, nelle ultime edizioni, a un bando che prevede quattro sezioni: una per le sceneggiature, una per i soggetti, una per i saggi e una per gli articoli di critica cinematografica. Oltre ai lavori già citati, si ricorda La muart cui çucui (1999) di Giorgio Milocco e Andrea Nardon, Il tierç lion (2001) di Manlio Roseano, la spassosa parodia dei Promessi Sposi Âstu mai pensât di sposâti…in Comun? di Remigio Romano e Vuerîrs de gnot, su lis olmis dai Benandants, presentato al cinema d’ Essai di Udine nel 2003. Infine alcuni lavori dedicati ai bambini come La roie di Cussignà di Liviana Calabrò, Lûs distudadis di Nicola Fraccalaglio e Thomas Marcuzzi e Cuatri cjantons par une ‘francje’ di Carlo Damasco, tratto da una storia scritta da Giovanna Zorzenon e premiata al Concors par Tescj Cinematografics del 2002.

 

 

 

Pagina aggiornata il 03.05.2016