

Ha aderito alla Rete Museale Provinciale
La Pieve di Gorto, dedicata a Santa Maria, è una chiesa situata su un colle tra gli abitati di Cella e Agròns, in Comune di Ovaro; costituisce l’edificio religioso principale della Val Degano, valle riconosciuta storicamente come Canale di Gorto.
Negli ultimi anni, in seguito a scavi archeologici presso la chiesetta medioevale di San Martino, sono stati messi in luce i resti di un primitivo edificio basilicale paleocristiano risalente all’inizio del V secolo
. La testimonianza documentale più antica dell’esistenza della Pieve di Gorto risale al 1119, quando venne assegnata alla giurisdizione dell’abbazia di Moggio e il titolo di pievano di Gorto fu assegnato all’abate di Moggio.
Nel corso del Medioevo la Pieve fu l’unica parrocchia della valle, con un territorio che comprendeva gli attuali comuni di Ovaro, Comeglians, Prato Carnico, Rigolato, Forni Avoltri, Sappada, Ravascletto, e Cercivento.
In epoca precedente al restauro settecentesco, la chiesa fu rimaneggiata, in seguito all’incendio del 1431: sulla parete meridionale si nota la sagoma di una monofora gotica attribuibile a tale intervento.
Nella Pieve è stata allestita, già dal 1973, una piccola realtà museale per offrire una testimonianza di carattere archeologico, storico, artistico e religioso sulla Pieve di Gorto.
Attualmente, in un vano attiguo alla chiesa, rimane solamente un lapidarium, mentre la parte prettamente museale è stata trasferita nei locali opportunamente adattati ed attrezzati dell’ex latteria, posta ai piedi del colle della Pieve.
Presso la Pieve, si possono ammirare i “Pipinacui”, coppia di misteriose figure di oranti sommariamente scolpite nel tufo carnico: la loro tipologia può far pensare ad un’arte barbarica molto arcaica e forse precristiana.
Nella nuova sede museale sono invece raccolte testimonianze e opere relative alla Pieve di S. Maria di Gorto ed al territorio circostante dal punto di vista archeologico (tra cui la “Làvara di Cjanaia”, frammento di lapide preromana con descrizione non ancora decifrata a caratteri nord-etruschi o venetici, ritrovata sulla via che anticamente collegava la Val Tagliamento alla Val Degano e quindi al Norico), della scultura lignea (tra cui pregevoli opere di Domenico da Tolmezzo), dei tessuti e paramenti sacri (tra cui capi risalenti alla metà del sec. XV), dell’argenteria (tra cui la splendida croce astile attribuibile al sec. XV).