“Giorno del Ricordo”, la ricorrenza consolida il suo compito di far conoscere questa pagina di storia

A palazzo Belgrado la presentazione del volume di Elio Varutti, edito dalla Provincia di Udine, con oltre 330 testimonianze di esuli.

Visitare la foiba di Basovizza, approfondire le storie dei discendenti degli infoibati, le vicende degli esuli d’Istria, Fiume e Dalmazia che hanno dovuto abbandonare la loro terra e che a Udine e in Friuli hanno saputo e dovuto ricominciare con il dolore nel cuore ma senza rancore, chiedendo solo rispetto e verità. Nel “Giorno del Ricordo” in cui si onora la memoria delle vittime delle foibe e l’esodo, è questo l’invito rivolto in particolare alle giovani generazioni affinché aumenti la conoscenza di questa drammatica pagina di storia.
La ricorrenza è stata celebrata nel salone del Consiglio provinciale dalla Provincia di Udine e dal Comitato provinciale dell’Angvd (Associazione nazionale Venezia Giulia e Dalmazia) attraverso la presentazione della pubblicazione “Italiani d’Istria, Fiume e Dalmazia esuli in Friuli 1943-1960” di Elio Varutti, al suo terzo lavoro editoriale sul tema dell’esodo istriano fiumano e dalmata. Il libro raccoglie 330 testimonianze, arricchite da documenti inediti e moltissime fotografie d’epoca (200 foto distribuite su 13 capitoli).
Un salone molto affollato in questa mattinata in cui – è stato sottolineato dal presidente della Provincia di Udine, Pietro Fontanini – è stata data voce a chi per troppo tempo è stato in silenzio. Attraverso questa pubblicazione, infatti, si raccontano esperienze di vita, di sofferenza per lunghi anni rimaste al buio. E’ del 2004, ha ricordato il presidente, l’istituzione da parte del Parlamento italiano del “Giorno del Ricordo” che ha spinto molti esuli “a rompere quella cortina del silenzio”, come l’ha definita Elio Varutti e a raccontare il loro dramma. Storie di dolore, di fughe, di ripartenze di cui oggi si conoscono maggiori dettagli.
E che le iniziative organizzate per il 10 febbraio contribuiscano ad accrescere la consapevolezza di quanto accade nelle “terre perse” di Istria, Dalmazia e Fiume dal 1943 fino a diversi anni dopo il secondo dopoguerra, è la conclusione cui sono giunti gli studenti dello Stringher del laboratorio di storia che, nell’anno scolastico 2016/2017, hanno somministrato un questionario sul tema a 350 persone della provincia di Udine, con età compresa tra i 18 e i 72 anni. Emerge che – come ha ricordato il professor Giancarlo Martina, docente referente dell’iniziativa insieme alla professoressa Monica Secco e alla dirigente scolastica Anna Maria Zilli  – il 77% degli intervistati conosce quanto accaduto nelle foibe, l’85% sa cos’è l’esodo e il 65% quantifica le vittime del massacro compiuto nelle cavità carsiche e le persone costrette a fuggire. Oltre la metà degli intervistati, inoltre, ritiene che debba essere la scuola il luogo più adatto per trasmettere la conoscenza di questi fatti. Buona parte delle persone che hanno aderito al questionario, inoltre, ha partecipato ad almeno una celebrazione organizzata nel “Giorno del Ricordo”.
Sul significato e sull’importanza per gli esuli della ricorrenza sono intervenute la presidente del Comitato provinciale Angvd Bruna Zuccolin che, dal 2017, sta dando continuità al lavoro del mai dimenticato ingegner Silvio Cattalini, esule di Zara e presidente della sezione udinese per oltre 40 anni. La figura di Cattalini è stata ricordata anche nell’intervento del sindaco di Udine Carlo Giacomello mentre l’impegno profuso nel racconto dell’esodo “un racconto mite, senza astio e rancore” è stato sottolineato nelle parole del giornalista Paolo Medeossi che ha citato altri testimoni di questo dramma, “grandi personaggi degli anni Venti, per le difficoltà vissute e per come dopo la seconda guerra mondiale sono ripartiti. Sono storie simboliche che devono diventare per i ragazzi punti di riferimento”. Andrea Tilatti dell’Università di Udine ha evidenziato, in particolare, il valore come documentazione storica delle testimonianze raccolte da Varutti cui sono stati rivolti i ringraziamenti da parte di Maria Letizia Burtulo (presidente dell’Ute di Udine) e di Renata Capria d’Aronco (presidente del Club Unesco Udine). Varutti, nel suo intervento, ha ricordato com’era stata organizzata l’accoglienza a Udine, dove fu allestito il più grande centro di smistamento profughi in Italia. Centomila furono gli esuli che arrivarono nel capoluogo friulano (un terzo dell’esodo), dove furono organizzati diversi campi a loro destinati come per esempio il Villaggio metallico.

Pagina aggiornata il 20.02.2018