Giorno del Ricordo - Invito alla presentazione del libro "Italiani d'Istria, Fiume e Dalmazia esuli in Friuli 1943-1960" di Elio Varutti

Testimonianze di profughi giuliano dalmati a Udine e dintorni.

Sabato 10 febbraio, alle ore 10, salone del Consiglio provinciale di Palazzo Belgrado

Giorno del Ricordo, quando Udine accolse un terzo dei profughi dell’esodo istriano, fiumano, dalmata.
Elio Varutti ha raccolto 330 testimonianze, 200 fotografie e documenti inediti.

Presentazione sabato 10 febbraio, alle ore 10, nel Salone del Consiglio provinciale – palazzo Belgrado.

“Maria, ti raccomando di non prendere paura, né tu né i bambini. Qui siamo in tanti. Io spero che sarò presto libero in quanto che come lo sai, io non ho nulla sulla coscienza. Mandami una coperta. Un bacio a tutti”. È il mese di ottobre del 1943: Francesco Mattini di Pinguente, operaio dell’acquedotto, consegna queste poche righe al figlio, ma di lui poi i familiari non sapranno più nulla. E sarà così per tantissimi altri prigionieri, vittime innocenti delle persecuzioni titine. “Mio papà el se stà infoibà” riferirà solo qualche anno fa Vittorio che, insieme alla mamma e alla sorella Onorina, scappò dalla città istriana per sfuggire alle violenze e raggiungere, come migliaia di altri profughi istriani, fiumani e dalmati, il capoluogo friulano. 
C’è anche la testimonianza della famiglia Mattini e la lettera del padre Francesco nel volume “Italiani d’Istria, Fiume e Dalmazia esuli in Friuli 1943-1960” di Elio Varutti alla sua terza pubblicazione sul tema dell’esodo istriano fiumano e dalmata. Il libro, che raccoglie 330 testimonianze, arricchite da documenti inediti e moltissime fotografie d’epoca (200 foto distribuite su 13 capitoli), è edito dalla Provincia di Udine e, in collaborazione con il Comitato provinciale dell’Angvd (Associazione nazionale Venezia Giulia e Dalmazia), sarà presentato sabato 10 febbraio (alle 10 a palazzo Belgrado) in occasione del “Giorno del Ricordo”. 
La maggior parte delle storie che Varutti ha riunito in questo libro con l’intento di onorare la memoria delle vittime, ma anche di rilanciare la conoscenza che gli accadimenti sul confine orientale sono un pezzo dignitoso della storia d’Italia, raccontano l’esperienza diretta degli esuli o dei discendenti, la sofferenza, il silenzio sulle violenze subite e sulla fuga (silenzio che si stempera nell’approssimarsi del Giorno del Ricordo), l’arrivo e i primi giorni a Udine, l’organizzazione dell’accoglienza e quello che poi è stato il loro percorso di vita. In via Pradamano 21, oggi sede della scuola media Fermi, come più volte il compianto Silvio Cattalini, presidente dell'Anvgd di Udine ha riferito, era stato istituito il più consistente Centro smistamento profughi d’Italia; 100 mila, infatti, furono gli sventurati istriani, fiumani e dalmati che transitarono in città dal 1943 fino ai primi anni ‘60, un terzo complessivamente dell’esodo: registrava due mila presenze giornaliere. 
Varie furono le aree cittadine che ospitarono i profughi come la baraccopoli di San Rocco, costruita dopo lo scoppio della polveriera di Sant’Osvaldo. Nel borgo S. Rocco arrivò la famiglia Clauti (madre e padre e quattro figli) che poi aprì il bar “Allegria” e la merceria “Da Nucci”. La prima forma di ospitalità fu allestita nella vecchia succursale della scuola Dante Alighieri in via Monte Sei Busi; in un’area adiacente, poi, gli esuli riconvertirono a uso abitativo anche l’ex acquartieramento inglese: nasce così il Villaggio Metallico. In città si costruirono altre zone di accoglienza definitiva, come i 4 villaggi giuliani in muratura: in via Casarsa, in via Fruch, a San Gottardo e a Sant’Osvaldo. Molte famiglie trovarono ospitalità anche in periferia: ad esempio a Pagnacco, Feletto Umberto, San Giorgio di Nogaro, Aiello. Diversi profughi istriani trovarono lavoro a Udine e si stabilirono nella case costruite dall’Ina, dal Comune e da altri enti vicino al campo profughi di via Pradamano, in via Amalteo. 
Varutti ricorda anche i Preventori antitubercolari di Sappada che accolsero i bimbi dell’esodo e racconta un esodo sconosciuto quello dalmata del 1920-1931. Consistente la sezione delle testimonianze sugli scomparsi, annegati, uccisi e gettati nella foiba, o cava, o pozzo minerario, o fucilati e seppelliti in una fossa comune; vengono descritte vicende sconvolgenti riguardo Spalato, Pola, Zara e la strage di Vergarolla. Varutti interagisce con i suoi interlocutori con grande sensibilità e profondo rispetto; approfondisce le varie situazioni “in punta di piedi” comprendendo anche la volontà da parte di molti di non voler parlare dei propri cari eliminati nelle cavità carsiche per paura di non essere creduti, per evitare di essere presi di mira. È una fase quella attraversata dagli esuli a Udine e nei centri allestiti sul territorio di grande sofferenza e smarrimento: quella tra un passato doloroso mai dimenticato e un futuro incerto tutto da costruire lontano dalla propria terra.
Attraverso quest’iniziativa editoriale, l’amministrazione provinciale di Udine dà continuità all’approfondimento di una pagina di storia d’Italia ancora poco nota, una tragedia del Novecento cui il poliedrico attore, cantautore e scrittore romano, Simone Cristicchi, ha dedicato il lavoro teatrale “Magazzino 18”, di cui la Provincia di Udine, nel 2014, ha organizzato una rappresentazione speciale dedicata alle scuole.

Alla presentazione interverranno:
- Pietro Fontanini, presidente Provincia di Udine;
- Bruna Zuccolin, presidente Anvgd - Comitato provinciale di Udine; 
- Anna Maria Zilli, preside Isis Stringher di Udine;
- Renata Capria d’Aronco, Club Unesco Udine; 
- Maria Letizia Burtulo, presidente Ute di Udine. 

Seguiranno gli interventi di Elio Varutti, autore, Andrea Tilatti, storico - Università di Udine e di Paolo Medeossi, giornalista.

Pagina aggiornata il 09.02.2018