Rilanciare il movimento autonomista per difendere il Friuli e la specialità regionale

Dibattito a palazzo Belgrado per celebrare i 70 anni del Movimento popolare friulano per l’autonomia regionale

Uno slancio verso una nuova stagione autonomista partendo dalle basi del Movimento popolare friulano fondato 70 anni fa. La strada è stata indicata nel corso del dibattito organizzato dalla Provincia di Udine e moderato dal giornalista del Messaggero Veneto Michele Meloni Tessitori, per ricordare la nascita del Mpf nel gennaio del 1947, anniversario celebrato insieme al professor Gianfranco D’Aronco, protagonista di quella stagione autonomista che portò al riconoscimento della Regione Friuli-Venezia Giulia tra le regioni speciali nella Carta Costituzionale.
“Un risultato importante anche se non quello tanto desiderato ma che comunque ha impedito al Friuli di essere assorbito dal Veneto – ha esordito il presidente della Provincia di Udine, Pietro Fontanini, presentando gli ospiti, da Gianfranco D’Aronco, all’ex ministro Giorgio Santuz, a Roberto Dominici, già assessore regionale alla ricostruzione, personalità che hanno fatto la storia del Friuli. Ricordando quella battaglia – ha aggiunto Fontanini - che ha coagulato tante persone e tutti i territori del Friuli storico vorremmo avviare una riflessione sul futuro della specialità del Fvg. Un dibattito doveroso perché si sta dimenticando troppo rapidamente il motivo per cui siamo una regione a statuto speciale. Ci preme la salvaguardia di questa regione che vorremmo sempre più autonoma e sempre più speciale”.
Proprio il professor D’Aronco ha ripercorso i momenti, gli atti e le istanze avanzate dal Movimento popolare friulano per dare dignità al Friuli. “Alla fine del 1945 Tiziano Tessitori, durante il congresso della Filologica lanciò l’idea di inserire nella Carta Costituzionale la regione Friuli – ha ricordato D’Aronco - per ottenere la più ampia autonomia amministrativa. A sostegno di quell’azione parlamentare, costituimmo un movimento che si radicò sul territorio e dialogò con altre realtà analoghe costituite in altre regioni. Il movimento intervenne per richiedere l’attivazione a Udine di una sezione della Corte d’Appello, l’installazione di un impianto sul colle del Castello per ricevere una seconda rete della Rai, un concorso di insegnanti della provincia di Udine, brevi corsi di cultura legati al territorio, l’istituzione a Udine di una Università, l’Ente Friuli del Mondo. Oggi siamo qua a parlare ancora della Specialità. E io rimango sempre della mia stessa idea”.
“Rimettere in piedi un movimento sarebbe una cosa interessante” ha rilevato Giorgio Santuz, ex ministro ricordando gli anni in cui la Dc, di cui era esponente e che era partito di maggioranza relativa al Governo, dovette gestire i difficili equilibri tra Udine e Trieste inerenti, in particolare, la decisione di fissare nella città giuliana il capoluogo della regione. “Accetto tutte le critiche che D’Aronco ha fatto al mio partito sul tema dell’autonomia nella raccolta dei trimestrali “Opinioni personali”, non era una cosa molto semplice” ha riconosciuto Santuz, affermando, in tema di specialità, che “quando leggo di macroregione, penso che la nostra autonomia sia a rischio. C’è una nuova spinta centralista da parte del Governo a prendersi in carico le decisioni più importanti in capo alle regioni”.
Dello stesso avviso anche il direttore dell’Arlef, William Cisilino. “Oggi va di moda il centralismo perché si crede garantisca più efficienza. Siamo sicuri che portare funzioni da Udine e Trieste a Roma consenta di migliorare le performance? Per esperienza direi di no, viste le difficoltà che si evidenziano nella gestione dell’emergenza terremoto”. Un maggiore impegno per difendere l’autonomia della Regione è stato invocato anche dall’ex assessore regionale alla ricostruzione Roberto Dominici che ne anche delineato le modalità: una regione che eserciti fino in fondo la sua competenza legislativa per dare le soluzioni migliori alle problematiche del territorio, che applichi il decentramento amministrativo delegando le funzioni agli enti locali che, vicini ai problemi, possono affrontarli con più tranquillità. Esemplare in questo senso l’esperienza della ricostruzione in Friuli dopo il sisma del ’76. Dominici ha anche rilanciato l’idea di creare due realtà amministrative, Trieste e il Friuli coagulando in quest’area, oltre ai territori della provincia di Udine, le aree più friulanofone delle province di Pordenone e Gorizia. Idea originaria del movimento, quella di dare maggiore dignità al Friuli, e da tempo auspicata anche dal presidente Fontanini.
Presente all’incontro anche il sindaco di Udine Furio Honsell che, nell’apprezzare l’iniziativa della Provincia di Udine con il coinvolgimento del professor D’Aronco, ha ricordato, tra le figure importanti dell’autonomismo friulano, anche il professor Marzio Strassoldo, scomparso il 5 gennaio scorso.

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Pagina aggiornata il 21.02.2017